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Pratiche Del Nulla Café
 
 
5 luglio 2007
Buona Fede...
 ...ovvero l’onestà intellettuale. La critica aiuta a comprendere un problema, a patto che sia in buona fede, ovvero se proviene da persone intellettualmente oneste. Ho incontrato il sindaco di una città colombiana in visita a Napoli che conosce le realtà di un agglomerato urbano come il nostro, con problemi di sovrapopolazione e sacche di povertà. Ha trovato condizioni familiari ed ha espresso un giudizio autorevole. Utile.
Il libro di Bocca, citato dall'autrice del post Italia, Occidente, fa schifo.
Anzitutto perchè non è in buona fede. E' un'operazione commerciale di scarsissimo livello giornalistico e nessuno letterario. Pieno di errori e di cose già lette e sentite e con una finezza conclusiva sulle "snelle ragazze napoletane cui bastano due fazzoletti per essere bellissime e saltare sui motorini abbracciate al proprio ragazzo ricciuto" che non è neanche commentabile per quanto è misera.

Voglio ricordare il libro di Bocca- eppoi dimenticarlo di nuovo e per sempre- per affermare un concetto: Boll diceva che la grandezza di uno scrittore si misura da quella del proprio cestino. Quel libro, avesse parlato di Livorno, nel cestino sarebbe finito. Scritto su Napoli invece va in stampa per i tipi di Feltrinelli e in pompa magna.
Perché?
Finché resta viva l'ipotesi sull'eccezionalità di Napoli, qualsiasi fesseria detta o scritta su Napoli sarà anch'essa un pò eccezionale. E mai davvero seria; giudicabile secondo parametri normali.

Finché Napoli resta un mondo indefinito e unico piantato in un paese come il nostro, con cultura ed economia ( e quindi i media) polarizzati altrove e senza una voce che parli di Napoli con autorevolezza qualsiasi cosa può essere legittimata dall’eccezionalità. Dalla comodità che il folklore rappresenta nel giustificare da un lato la malafede di certe operazioni commerciali, dall’altro una corrente di pensiero qualitativamente debolissimo e culturalmente morente, ma ancora ben rappresentato.

Per gli italiani, e per i napoletani, Napoli non è solo una città. E’ un luogo comune; anzi, una categoria del pensiero. Unico, eccezionale. Astratto. Questo giustifica qualsiasi emergenza, fallimento, ritardo, violenza, cattiva amministrazione.

E anche qualsiasi cazzata scritta o detta.

Il meccanismo- che corrisponde a quel modo di pensare noto come “idealismo” è noto: poste delle categorie astratte, il bene e il male ad esempio, e date loro il peso e la nobiltà di ideali per i più disparati motivi (in genere molto materiali…), queste si affermano in un sistema di valori e culture in base alla forza di chi le sostiene. Il velo di nobiltà che ammanta da sempre l’”ideale”- ovvero qualsiasi concetto che non discende dall’osservazione della realtà per come è ma per come si vorrebbe che sia- ha legittimato nella storia stragi e massacri inauditi; figuriamoci se non legittimerà oggi un luogo comune come il nostro, soprattutto se le voci contrarie non hanno forza o autorevolezza per contestarlo.

Un trucchetto sgamato da Marx una vita fa, che ogni tanto qualcuno rispolvera.

La visione folcloristica di Napoli è una visione idealista; Napoli non è una città con problemi socioeconomici: è una città plebea, unica, eccezionale, con cittadini anarchici, creativi, ribelli, generosi, pigri, che cantano sempre e alla via così.

Questa idea si è sedimentata negli anni e oggi resta un concetto non surrogato da niente di oggettivo se non il provincialismo italico incapace di guardare al di là dei propri confini (entro i quali Napoli, in effetti, rappresenta un unicum). E che sopravvive non sulla base di una realtà oggettiva, ma perché le manca la forza e l’autorevolezza di affermare il contrario.

Einstein diceva che è più facile spezzare l’atomo che un luogo comune.

A conferma, Gianantonio Stella afferma a Radio Anch’io e senza vergognarsene che lo irrita molto gli si contesti ogni volta il fatto di parlare di Napoli senza conoscerla a fondo. Ribadisce la propria competenza a parlarne pubblicamente e a piacimento, e questo perché è scontata l’effettività del luogo comune. Stella non capiva perché non potesse parlare di Napoli pur non conoscendola: incoscientemente fa affidamento al luogo comune sull’Unicità Partenopea, eppure ne parlava dichiarando che in fondo si tratta di una città come un’altra, cui sono applicabili gli stessi parametri di qualità della vita di qualsiasi altra.
Un grandissimo, davvero.

E allora delle due l’una: o Napoli è una città normale come ogni altra- e allora PER FAVORE- basta con questa storia del folklore, dell’unicità, della mentalità - categoria sociologicamente inesistente per una popolazione di 3 milioni di persone- e della Napoletanità (categoria ancora meno esistente che tuttavia conta numerosi fedeli, Napoletani in testa; tanti almeno quanto i fedeli del mago Do Nascimiento).

Oppure ammettiamo che Napoli è una città davvero eccezionale e unica- e allora se ne parli solo se si conosce l’argomento- perché ad una città eccezionale ed unica non può mutuare caratteristiche e parametri di qualità della vita comuni ad altre città. E soprattutto ne affronti i problemi solo chi è in buona fede, chi ne conoscere la specificità, da regolare con leggi speciali.

Delle due l’una; decidetevi.

Invece no.

Napoli è una città normale finché se ne scrive senza conoscerne niente. Diventa eccezionale perché parlarne seguendo l’unico parametro oggettivo- quello socioeconomico- snocciolando dati su reddito e sovrapopolazione (3.092.859 abitanti distribuiti su 1171 kmq, corrispondenti ad una densità di popolazione pari a 2.640,9 per km/q e un reddito medio che è la metà di quello di Milano. Per un confronto, la Provincia di Roma conta 4.004.821 abitanti distribuiti su 5.352 kmq pari ad una densità di 748,3 ab/kmq; quasi un quarto della nostra e con un reddito pressoché doppio) è noiosissimo.

Che palle, vero, parlare solo di numeri.

Lo sa bene Berlusconi che ci ha perso le elezioni parlando solo di numeri, facendo quasi peggio del Kuneo FisKale di Prodi.

Non fa vendere. Non titilla i luoghi comuni, il pensiero debole. Non risveglia dal rigor mortis la casalinga di Voghera nè il reazionario di Chiaia. Non parla dell’eterna contrapposizione Nord/Sud.

Per questo voglio ripetere a rischio di essere ossessivo che Napoli non ha niente di eccezionale, e se pure c’è qualcosa di eccezionale non me ne frega una mazza. E’ una normale città e un normale argomento di discussione e come tutti i normali argomenti di discussione andrebbe conosciuto per poterne parlare e bisogna affrontarlo secondo i normali parametri di vivibilità ed amministrazione dal principio alla fine. E Napoli non sfugge a questa semplice regola perché è un posto come un altro.




permalink | inviato da Carlo Z il 5/7/2007 alle 13:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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