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PDN
Pratiche Del Nulla Café
 
 
19 giugno 2007
IL SALOTTO DI PIAZZA DE' MARTIRI...
 

IL MONDO SI MUOVE.

Ovvero la questione del rapporto tra il PDN e la plebe, come dire tra l’avanguardia intellettuale e i “ Lazzari infelici”

in un vuoto di memoria , (qualcuno mi dice che nella realtà sono dirigente di una società che noleggia tram per campagne elettorali) mi sento in dovere , non so perché, di affrontare problematiche che ritengo assolutamente vitali per un partito come il PDN che si pone come obiettivo la rinascita della società partenopea.

Io credo che non dobbiamo rischiare gli stessi errori di cui furono vittime i martiri della rivoluzione napoletana del 1799.dai proclami del PDN finora pubblicati noto un linguaggio elegante, raffinato in certi punti direi addirittura ermetico.

Bene !


Ma coloro che dovranno esprimere consenso al PDN , quelli che dovranno decretare ,coi loro voti, il successo di tal Partito saranno in grado di comprendere codesto linguaggio ?

Il vero problema della Repubblica Napoletana del 1799 fu lo scollamento del gruppo rivoluzionario dalla base popolare.

I Lazzari non riuscirono ad intendere un progetto troppo lungimirante, nonostante gli sforzi dei governanti, che pure riuscendo a farsi ascoltare non avevano mezzi per gratificare le popolazioni, mentre le somme di denaro, le indubbie capacità strategiche e ciniche del Cardinale Ruffo, ebbero la vittoria.

«Che sperare da quel linguaggio che si teneva in tutt'i proclami diretti al nostro popolo?

"Finalmente siete liberi"... e Il popolo non sapeva ancora cosa fosse libertá: essa è un sentimento e non un'idea; si fa provare coi fatti, non si dimostra colle parole.

"Il vostro Claudio è fuggito, Messalina trema"... Era obbligato il popolo a saper la storia romana per conoscere la sua felicitá?

"L'uomo riacquista tutt'i suoi diritti"... E quali? "Avrete un governo libero e giusto, fondato sopra i princípi dell'uguaglianza; gl'impieghi non saranno il patrimonio esclusivo de' nobili e de' ricchi, ma la ricompensa de' talenti e della virtú"... Potente motivo per il popolo, il quale non si picca né di virtú né di talenti, vuol esser ben governato, e non ambisce cariche!


l'arresto di Domenico Cimarosa


Paisiello, aggrondato, s'era messo in un canto,
Cimarosa se lo studiava inquieto.
Fu Galiani a spingere il maestro verso il clavicembalo, mormorando: - Giova', qua se non suoni qualche cosa si fa notte e ci abboffano de stronzate


Giovanni Paisiello

Amico - proruppe il ragazzo, aggrappandosi all'entusiasmo. - Simmo Napolitani pure noi. Simmo fratelli. Lavoriamo per darvi la libertà.
La libertà? fece il lazzaro, con aria falsamente interessata.
Si volse ai compagni, serio: Guagliu'. Lo cavaliere 'ce vo' da' la libertà.



Vincenzo Cuoco

Ma quando mai! - rideva Cuoco. - Per fare le rivoluzioni occorrono soldi e intelligenza. Qui, a Napoli, ci vorrebbero almeno trenta milioni di ducati.
Chi li caccia? In quanto a intelligenza , poi...
Disse anche un'altra frase, che la colpì: - A Napoli la rivoluzione pochi la capiscono, pochissimi l'approvano, quasi nessuno la desidera


L'abate Galiani





 




permalink | inviato da pasqualedigennaro il 19/6/2007 alle 17:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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